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Aderenza alle cure: farlo perché si deve o perché si capisce?

Autore: Alessandro Iadecola | PHARMA 360 – ADHERIA360

Spesso si dice che i pazienti devono “essere aderenti alla terapia”, cioè seguire le cure in modo corretto. Ma che cosa vuol dire davvero “essere aderente”? Non si tratta solo di prendere le medicine: è importante capire perché le prendiamo, come ci fanno stare e che ruolo hanno nella nostra salute. In altre parole, l’aderenza può essere consapevole o non consapevole.

Due modi di seguire le cure

  • Aderenza consapevole: il paziente sa cosa sta facendo. Ha capito la sua malattia, conosce l’importanza della terapia e partecipa attivamente alla cura.
  • Aderenza non consapevole: il paziente prende i farmaci solo perché gliel’ha detto il medico, o perché lo controllano i familiari. Ma non ha davvero capito il motivo della terapia.

In entrambi i casi si possono seguire le indicazioni mediche, ma solo nel primo caso la persona è coinvolta nel proprio percorso di salute in modo attivo e duraturo (WHO, 2003; Nieuwlaat et al., 2014).

Aspetti psicologici: la mente conta

  • A volte, quando una persona si sente meglio, smette di curarsi pensando che non serva più (Horne et al., 2013).
  • Se invece sente di poter gestire la propria salute, sarà più costante nel seguire la terapia (Bandura, 1997).
  • Gestire una terapia per anni può diventare faticoso, specie se si è soli o non supportati (May et al., 2014).

Aspetti culturali: la salute vista con occhi diversi

Ogni persona porta con sé la propria cultura e le proprie esperienze:

  • In alcune culture, la malattia è vista come una colpa o un destino inevitabile, e questo può far evitare le cure (Kleinman, 1980).
  • In altre, i farmaci vengono presi anche se non servono davvero, perché si crede siano sempre utili.
  • La fiducia nel medico e nel sistema sanitario varia molto da persona a persona, anche in base alla propria storia di vita (Pellegrini et al., 2021).

Cosa può accadere in pratica

Chi non ha compreso fino in fondo la propria terapia potrebbe: – non accorgersi di effetti collaterali importanti, – dimenticare gli esami di controllo, – non dire al medico come si sente davvero.

Chi invece partecipa attivamente alla cura tende a parlare di più con i sanitari, a fare domande, a sentirsi protagonista della propria salute.

Come aiutare i pazienti ad essere più consapevoli

  1. Spiegare bene, con parole semplici, cosa fa la terapia e perché è importante.
  2. Usare strumenti utili (come dispenser intelligenti o app) che aiutano a non dimenticare, ma senza far sentire giudicati.
  3. Rendere la cura parte della vita quotidiana, come un gesto di attenzione verso sé stessi.
  4. Ascoltare i pazienti, anche con semplici domande su come si sentono o cosa pensano della terapia.

In conclusione

Essere aderenti non vuol dire solo seguire una prescrizione. Vuol dire avere un rapporto attivo con la propria salute. Vuol dire sentirsi parte del percorso, e non solo “obbedire” a un medico.

Aiutare le persone a diventare consapevoli della propria terapia rende il sistema sanitario più efficace, ma soprattutto più umano.

Fonti principali (semplificate per chi vuole approfondire)

  • OMS (2003). Adherence to long-term therapies: Evidence for action.
  • Nieuwlaat et al. (2014). Cochrane Review su come migliorare l’aderenza.
  • Horne et al. (2013). Come le convinzioni influenzano il comportamento terapeutico.
  • Bandura (1997). Teoria dell’autoefficacia.
  • Kleinman (1980). Il ruolo della cultura nella cura.
  • May et al. (2014). Il peso psicologico della terapia.
  • Pellegrini et al. (2021). La fiducia nel medico e nella sanità.